E-bike come evitare problemi di umidità

Come evitare problemi di umidità dopo aver lavato la nostra e-bike?

Davide Rainoldi, atleta e responsabile del reparto bike del punto vendita Sportway di Gravellona Toce, ci dà un paio di consigli per risolvere i problemi di umidità, dovuti al lavaggio, che potrebbero danneggiare la nostra e-bike.

Paolo Ottone, l’uomo delle corse sul Lago Maggiore

Sportway Lago Maggiore Marathon, Lago Maggiore Half Marathon, Monte Rosa Est Himalayan Trail, Ultra trail Lago Maggiore.

Sono tutti eventi running che portano migliaia di persone a correre nel territorio del Verbano Cusio Ossola sul Lago Maggiore.

Ma cosa c’è dietro a tutto questo? E se vi dicessi che tutto è partito da una storia d’amore?

Ne parliamo con Paolo Ottone, presidente di Sport Promotion, l’associazione organizzatrice degli eventi.

L’inizio.

“La mia storia parte da studi che sono lontanissimi dallo sport: ho frequentato la scuola di agraria con il desiderio di diventare guardia forestale”.

Ma la sorte ha in serbo qualcosa di diverso per Paolo. A Macugnaga, in valle Anzasca, dove vive e dove lavora negli impianti sciistici, si imbatte in una bella ragazza di Praga e – detto fatto – parte con lei per la Repubblica Ceca.

Qui, dopo una prima esperienza in un’azienda di import di prodotti italiani, insieme ad un amico decide di dar vita ad una delle poche cose che mancava in quel paese: la prima Maratona di Praga.

La prima Maratona.

“ L’idea è nata nel 1994 – racconta Paolo – e si è concretizzata l’anno successivo, dopo aver avuto modo di collaborare, in veste di volontario, alla Stramilano. Da questa esperienza ho potuto sia imparare tanto sia trovare degli amici che mi hanno dato un grande aiuto per organizzare la gara a Praga”.

Il 5 giugno 1995 Paolo ed il suo socio portano sulle strade 25.000 persone tra la maratona e le altre gare non competitive. Un successo quasi inaspettato che Paolo Ottone seguirà fino al 2007, anno in cui deciderà di rientrare in Italia e dare vita all’associazione Sport Promotion.

Le Olimpiadi.

Nel frattempo però Paolo aveva accresciuto la sua professionalità anche attraverso altre esperienze.

“Nel 2003 ho fatto un’esperienza in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino, dirigendo il sito in cui si giocava ad hockey su ghiaccio. E’ stata una parentesi di 3 anni e mezzo che mi ha fatto crescere moltissimo professionalmente, in quanto nessun evento è paragonabile alle Olimpiadi sia da un punto di vista numerico che di risorse economiche investite nell’organizzazione”.

Se a questo si aggiunge: l’esperienza in Australia come responsabile del “team spornsorship” (ovvero la sponsorizzazione fatte alle squadre) per Adidas (1998) e del Comitato Olimpico della Repubblica Ceca, in occasione delle Olimpiadi di Sidney (2000) ed, ancora, a Doha come responsabile del sito olimpico degli “eventi di strada” (marcia, maratona, ciclismo, triathlon),  si comprende come nelle vene di Paolo Ottone scorra il sangue di un vero e proprio manager dello sport.

Il ritorno in Italia.

Una volta rientrato in Italia, Paolo Ottone cerca di portare nel nostro paese l’entusiasmo e l’esperienza che si ero costruito nel corso degli anni all’estero.

Purtroppo, però, si vede costretto a fare i conti con una serie di ostacoli e paletti, causati dalle federazioni, da un mondo dello sport politicizzato ed ancora molto provinciale.

“Non ci si rende conto – dice Ottone – che il territorio del lago Maggiore, ma anche l’intera Italia, non riesce a sfruttare le potenzialità che potrebbe avere grazie al turismo. Per esempio, la Federazione obbliga chi viene dall’estero per correre a portare il certificato medico sportivo, senza tenere conto che questo documento negli altri paesi non esiste e che l’atleta deve appoggiarsi a cliniche private, con relativi costi, per poter certificare quanto richiesto.

Da qui, spesso, la decisione di molti atleti esteri di non venire in Italia a correre ma optare per altri paesi più accessibili.

D’altro canto non dimentichiamoci che, per la legge italiana, qualunque problema di salute possa avere l’iscritto nel corso della gara, vede come responsabile l’organizzatore dell’evento.

Oltre a questo, raccogliamo numeri ancora esigui alle maratone italiane (vedi Roma o Venezia) in quanto i così detti “jogger della domenica”, per poter partecipare, sono costretti a tesserarsi e correre al fianco di chi della corsa ne ha fatto un mestiere o comunque una vocazione.

Bisognerebbe dare la possibilità a tutti di correre la loro mezza o maratona, fosse anche l’unica della vita!

In fianco alle categorie competitive dovrebbero esserci anche gli iscritti non competitivi, che all’estero rappresentano l’80% degli iscritti.

Non dimentichiamoci, infatti, che la gara più corsa in Italia è quella organizzata da Radio Dj (37.000 persone), che propone un evento libero, non legato alle federazioni. Stessa situazione alla maratona di Bucarest, in Romania, dove si corre solo per il piacere di correre”.

La nascita di Sport Promotion.

Paolo dà vita alla sua Sport Promotion nel 2007 e l’8 marzo 2008 parte la prima edizione della Mezza Maratona del Lago Maggiore a cui si aggiunge la Sportway Lago Maggiore Marathon nel 2011, il trail MEHT (Montarosa est Himalayan Trail) nel 2019 e, a partire da questo 2021, l’Ultra Trail del Lago Maggiore (18 settembre 2021).

Tutti eventi vincenti da un punto di vista sportivo e di ricaduta positiva sul territorio.

“La ricaduta di un evento sportivo – ci racconta ancora Paolo – non si ha solo nel weekend dell’evento stesso ma anche nel corso dei mesi e anni successivi. Se una persona è rimasta soddisfatta, ne parlerà bene a parenti ed amici, convincendoli a venire alla scoperta delle nostre zone, con relativa ricaduta economica. E allo stesso modo, chi corre un trail viene spesso prima della gara una o più volte a provare il percorso. Per non dimenticare poi la comunicazione: quando si pubblicizza un evento sportivo, con esso si promuove anche il territorio e si promuove il brand Lago Maggiore.

Devo, infine, ammettere che abbiamo avuto molta partecipazione e collaborazione da parte di alcuni enti locali, come ad es. i Comuni di Verbania e Stresa, mentre c’è ancora molta strada da fare da parte di altre realtà, quali la Regione Piemonte, purtroppo priva di progetti a lungo termine per quanto riguarda l’attività sportiva ed il turismo ad esso correlato”

Saucony Endorphin Pro vs Endorphin Speed

Endorphin Pro ed Endorphin Speed. Sono i 2 nuovi modelli di scarpe running proposte da Saucony per la primavera 2021.

Abbiamo chiesto a Luca, atleta e tecnico del reparto running del punto vendita Sportway di Gravellona Toce, di spiegarci le differenze tra i due modelli di calzature.

Guarda il video

oppure ascolta qui

Saucony Endorphin Pro

La Saucony Endorphin Pro è una scarpa leggera (213 grammi la versione maschile e 179 gr. quella femminile) da utilizzare prevalentemente in gara, grazie alla propulsione fornita dalla piastra in carbonio a forma di S che segue l’intera lunghezza dell’intersuola.

L’intersuola della scarpa è in PWR RUN PB, più leggera di un 20% rispetto al PWR RUN Plus, rendendo la Saucony Endorphin Pro maggiormente reattiva.

La caratteristica forma conferisce alla scarpa una maggior spinta in avanti: appena la si indossa si ha, infatti, proprio la sensazione di essere proiettato in avanti. Per questo motivo diventa la scarpa ideale per chi vuole migliorare la propria performance in gara.

La tomaia è molto leggera e traspirante, ma non per questo è meno efficace al contenimento del piede: questo grazie anche alla linguetta cucita all’interno della scarpa.

La suola ha un ottimo grip: inserti in gomma sono proposti nei punti di maggior contatto, facendo sì che questa scarpa si comporti bene anche sul terreno bagnato.

Saucony Endorphin Speed

La Saucony Endorphin Speed è decisamente una scarpa più versatile ed adatta ad una cerchia più ampia di runners.

 Leggermente più pesante rispetto alla versione Pro (235 gr.), si presenta sempre con un drop 8 come la versione Endorphin Pro ma, al posto della piastra in carbonio, è realizzata con la piastra in nylon, che rende la scarpa meno rigida.

Anche la versione Speed propone il PWR RUN PB nell’intersuola, che gli conferisce il massimo dell’ammortizzamento e della reattività.

La  Saucony Endorphin Speed è una scarpa da utilizzare, sia in gara che durante gli allenamenti veloci, da chi non vuole rinunciare al comfort.

La tomaia è leggermente più pesante rispetto alla versione Pro, pur rimanendo totalmente traspirante. Anche in questa versione sono presenti gli inserti in gomma nei punti di maggior contatto, mentre la conchiglia posteriore permette una maggior tenuta del piede.

Racchetta da Tennis come sceglierla

“Nella primavera del 1980, ad un’asta di cimeli freudiana battuta da Sotheby’s, acquistai un vecchio baule ammuffito al cui interno, in un fascio di pagine ingiallite, si rivelò un manoscritto, datato 1938, del dottor Sigmund Freud dallo stupefacente titolo Prima raccolta delle opere tennistiche di S. Freud”.

Così scrive Theodor Saretsky, psicologo ed autore del libro “Il sesso come sublimazione del Tennis, ovvero I taccuini segreti di Freud”.

“Con il cuore in tumultoscrive Saretsky nell’introduzione del libro – cominciai a leggere le annotazioni del dottor Freud:

le pagine che seguono contengono un tentativo di approfondire e sviluppare la mia tesi che il sesso fa bene ma il tennis dura di più. Tutte le conquiste culturali, di cui l’uomo va tanto fiero, tutti i suoi valori spirituali sono semplici sublimazioni delle pulsioni istintuali elementari, di cui il sesso ed il tennis sono le più fondamentali.

Che il dottor Sigmund Freud, padre della psicoanalisi, avesse ragione oppure no, fatto sta che, da una ricerca della Federazione Internazionale Tennis risulta che oggi gli appassionati di tennis (2019) si distribuiscono in 71.263 club in 32 nazioni e 489.135 campi nel mondo e i giocatori possono contare su 164 mila maestri e coach: uno su cinque è donna.

Anche Sportway, come il dott. Freud, conta su oltre 23 anni di esperienza e passione nel tennis e nel padel: il nostro personale specializzato è presente da sempre nei nostri punti vendita a testimoniare la serietà e la continuità nel rapporto con i tennisti del territorio piemontese e dell’alto milanese.

Nei nostri negozi sono, inoltre, sempre a disposizione in prova racchette da tennis di nuova generazione di fascia medio alta delle migliori aziende del settore: Head, Wilson, Joma, Babolat, Yonex, Pro Kennex.

Ma cosa bisogna sapere prima di acquistare una racchetta da Tennis?

IMPARA A CONOSCERE I 3 TIPI DI RACCHETTE

  • Racchette con controllo elevato. Modelli adatti ai professionisti, generalmente le più pesanti, dai 300 gr. in su, con profili stretti e piatto corde di dimensioni ridotte (95-98 pollici).
  • Racchette intermedie, generalmente con piatto corde dai 100 ai 105 pollici, peso non oltre i 290 gr.
  • Racchette per principianti. Si propongono con un piatto corde ampio (+ di 102 pollici), peso ridotto (non oltre i 280 gr.) e spostato verso la testa della racchetta per dare una migliore spinta.
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IMPARA A CONOSCERE I TIPI DI CORDA

  • Budello naturale: da sempre considerato il miglior tipo di corda possibile. Il costo elevato ne limita la diffusione ma con questa tipologia di corda la sensibilità, il rendimento e l’elasticità sono al top.
  • Multifilamenti: poliammide intrecciati con poliuretano ed altri materiali. Ottima resa dinamica, elasticità, tenuta della tensione e riduzione delle vibrazioni.
  • Poliestere e co-poliestere (monofilamenti): hanno una grande durata, sono ottime per lo spin, offrono il massimo della potenza da sempre al servizio dei pro. Per il loro veloce deterioramento e perdita di tensione si consiglia la sostituzione ogni 10/12 ore di gioco. Nel periodo rischiano di produrre affaticamento muscolare e vibrazioni dannose.
  • Ibridi: la soluzione ideale per trovare gli equilibri migliori. La più usata dai top players, garantisce il controllo della potenza per telai sempre più performanti.

I calibri delle corde vanno di massima da 1,15 a 1,42 mm. Più sono ridotti e più esaltano comfort e sensibilità, con il rischio però di una maggiore fragilità. Più salgono i diametri, più aumenta la durata ed il controllo della corda.

Non dimentichiamo, infine, di fare sempre manutenzione ai passacorde, che devono essere integri e puliti.

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IMPARA A RICONOSCERE LA MISURA GIUSTA

Il segreto per poter scegliere la misura più adatta è molto semplice: impugna la racchetta e passa il dito indice dell’altra mano tra la punta delle dita ed il palmo. Se il tuo dito indice non riesce ad “inserirsi” in questo spazio, significa che il manico della racchetta da tennis è troppo piccolo. Se, invece, il dito indice si inserisce con troppa facilità (ovvero vi avanza un ulteriore spazio), significa che il manico della racchetta da tennis è troppo grande.

Comunque nel dubbio è sempre meglio scegliere il manico più piccolo tra i due presi in considerazione. Un overgrip o un grip più spesso possono risolvere il problema, ma un’impugnatura troppo grande non può mai essere ridotta.

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UN POCHINO DI TERMINOLOGIA TECNICA

  • Head Sise o dimensione della testa della racchetta: è la superficie dell’ovale della racchetta da tennis e si misura in cm quadrati o pollici. Più la dimensione dell’head sise è ampia, più la racchetta da tennis è potente e riduce il rischio di colpi decentrati.
  • Weight o peso: una racchetta pesante offre più controllo e minor potenza, mentre una racchette leggera determina molta potenza e poco controllo, ma può essere di aiuto al tennista inesperto, privo di movimenti ampi.
  • String Pattern o schema incordatura: si intende il valore che indica il numero di corde  orizzontali e verticali. Uno schema aperto (ad es. 16×18) genera maggior effetto o spin e molta potenza. Uno schema chiuso (es. 18×20) genera molto controllo.
  • Balance o punto di bilanciamento: punto di equilibrio del telaio. Ricorda che una racchetta da tennis con bilanciamento alto, cioè verso la testa della racchetta, fornisce maggior spinta ma minor controllo, mentre invece un bilanciamento verso l’impugnatura offre maggior controllo, ma meno potenza.
  • Beam o profilo: indica in mm. l’altezza del profilo del telaio. Il profilo più basso genera maggior controllo, a salire aumenta la potenza. In base alle tecniche di costruzione, il profilo può essere costante o variare lungo il telaio.

BROOKS GLYCERIN 19 E GTS 19. La scarpa da strada che ti riallinea.

E’ la scelta giusta per chi, come te, cerca una scarpa ammortizzata, ma in grado di garantire una corsa agile e leggera.

Stiamo parlano della nuova scarpa da strada per uomo e per donna Brooks Glycerin 19.

Ma scopriamola un po’ più nel dettaglio:

  • la TOMAIA è  in mesh a trama differenziata, senza cuciture, con protezione interna sulla punta e rinforzata sul tallone grazie al filato TPU.
  • l’INTERSUOLA è realizzata in mescola DNA Loft su tutta la lunghezza del piede, garantendo così massima ammortizzazione, pur non perdendo reattività e durata.
  • le SOLETTE OrthoLite, infine, ti offrono  una sensazione di comfort immediato già alla prima calzata.

Ma per questo 2021, Brooks ti presenta la nuova Glycerin 19 con una grande novità: oltre alla versione neutra, è nata, infatti, la versione Glycerin GTS 19.

La Glycerin GTS 19 di Brooks si propone con la stessa ammortizzazione, lo stesso design, la stessa tomaia, ma con in più i vantaggi della tecnologia Guide Rails, brevettata da Brooks.

Tecnologia GUIDERAILS, di cosa si tratta?

La tecnologia Guide Rails funziona come i binari di un tram, in quanto offre un supporto che riallinea tutto il corpo a partire dalle ginocchia, la parte più delicata per chi corre.

Ma la vera particolarità della funzione GuideRails è che essa ti viene in soccorso solo quando il corpo perde il suo allineamento naturale.

In tal modo, i runners che perdono il loro allineamento non appena iniziano a correre, avranno il supporto di tale tecnologia durante tutto il percorso. D’altro canto, quelli la cui configurazione di riferimento è sempre la stessa, otterranno beneficio dal GuideRails solo quando ne avranno bisogno, ovvero quando la falcata andrà fuori asse.

SELVAGGIO BLU TREKKING: A PIEDI NELLA SARDEGNA PIU’ SELVAGGIA

Viene considerato il trekking più impegnativo d’Italia e si snoda in una delle regioni più belle, la Sardegna: stiamo parlando del trekking Selvaggio Blu.

Il trekking Selvaggio Blu nasce più di 20 anni fa dall’idea di due amici sardi di unire vecchi sentieri del Supramonte (quello cantato da Fabrizio De Andrè, in cui racconta del suo rapimento in Sardegna nel 1979), dando origine ad un unico percorso da Pedra Longa e Cala Sisine.

Si chiama trekking ma ha poco a che vedere con le camminate su sentieri ben segnati: il Selvaggio Blu costringerà, infatti, in più punti a camminare su pietraie ed acuminate pietre calcaree, tipiche del Supramonte, attraverso una zona costiera impenetrabile a picco sul mare.

Sportway percorrerà questi sentieri aspri e rocciosi, fatti di arrampicate e calate a picco sul mare, seguendo nel cuore dell’Ogliastra il trekking Selvaggio Blu di Benedetta e Luca, insegnante di yoga lei, appasionato di fotografia lui.

Attraverso gli occhi e le foto di Benedetta e Luca andremo a scoprire gli angoli più nascosti di una Sardegna ancora selvaggia.

Appasionati, insieme a noi, alle avventure dei nostri amici Benedetta e Luca e segui il loro trekking sui profili social di Sportway Megastore.

FREE RIDE e SCI ALPINISMO IN SICUREZZA

Nella pratica del free ride o nelle uscite di sci alpinismo, la sicurezza deve essere messa in primo piano e l’A.R.T.VA, la pala e la sonda da valanga di ORTOVOX sono gli attrezzi che non devono assolutamente mancare nello zaino.

Durante un’uscita in neve fresca la sicurezza individuale e di tutto il gruppo può dipendere da questi attrezzi e dal livello di allenamento al loro corretto utilizzo.

Analizziamo, dunque, ogni singolo accessorio che compone un perfetto Safety Kit System.

  • Pala BEAST

Pala versatile, leggera, ottimale rapporto volume asporto /dimensioni stivaggio

Con un peso di soli 580 grammi, materiali pregiati e grande cura dei dettagli la BEAST è un campione di versatilità che non può mancare in ogni gita di scialpinismo!

Piccola, compatta ed efficiente: la nuova BEAST è una pala da valanga leggera e ben concepita, adatta sia per i principianti che per esperti. Grazie alla sua lunghezza manico di 83 cm e al volume d’asporto di 2.3, litri la BEAST possiede le dimensioni ideali per lavorare in modo efficiente per le esigenze di un autosoccorso efficace.

Materiali pregiati, alti bordi laterali e una nervatura centrale pronunciata assicurano contemporaneamente la rigidità torsionale e la stabilità necessaria. La lama tagliente a profilo incidente garantisce una prestazione ottimale. Altri benefit sono la facilità di stivaggio della benna provvista di dispositivo antiscivolo, manico telescopico con dispositivo di sgancio, impugnatura a T con possibilità di regolazione per mancini e destrimani.

  • Sonda ALU 240 PFA

La sonda semi professionale leggera, maggiorata nel diametro e nel cavo di collegamento degli elementi e con sistema di tensionamento veloce PFA. Il miglior compromesso per gli appassionati più esperti e che curano la sicurezza.

Nelle situazioni d’emergenza velocità, affidabilità e precisione sono la cosa più importante. Ecco che il sistema di tensionamento PFA consente di aprire la sonda direttamente dal suo astuccio ed estenderla rapidamente con un unico movimento. Il cavo di collegamento degli elementi è in acciaio per un’affidabilità totale nel tempo.

Per determinare la profondità di sepoltura e facilitare le successive operazioni di scavo, tutte le sonde Ortovox sono dotate di un’INDICAZIONE NUMERICA ben leggibile e di un chiaro segno di 1 METRO. Il segmento più basso in arancione neon segnala la vicinanza del sepolto durante le operazioni di scavo. L’IMPUGNATURA IN GOMMA di ALU 240 PFA permette di utilizzare la sonda anche senza guanti. Il diametro decisamente più ampio di un elemento della sonda consente di penetrare meglio nella neve.

  • Zaino HAUTE ROUTE 32

Attraverso l’impiego del filato in poliammide Cordura® e del poliammide 420D Oxford a doppio strato privo di PFC, l’HAUTE ROUTE 32 risulta estremamente resistente all’abrasione. Inoltre il rivestimento in PU di tutti i tessuti rende il materiale idrorepellente.

Le cinghie di controllo del carico e il sistema dorsale ergonomico O-FLEX-2 con stabilizzatore a S integrato ed un’imbottitura ampia a bassa densità, garantiscono una vestibilità ottimale, distribuendo il peso in modo uniforme tra i fianchi e le spalle copiando e aderendo perfettamente alla schiena.

L’elevata reale capienza dell’HAUTE ROUTE 32 permette di portare con sé tutta l’attrezzatura necessaria. Grazie al pratico accesso dall’alto e posteriore dallo schienale ed allo spazioso comparto principale, l’attrezzatura è sempre accessibile e a portata di mano. Il comparto di sicurezza separato garantisce un accesso rapido all’attrezzatura d’emergenza. La corda può essere velocemente fissata ed estratta direttamente dall’esterno.

Oltre al fissaggio per le viti da ghiaccio, per due piccozze da ghiaccio con astuccio per tenere al sicuro, stabili ed ordinate le due becche, per i bastoncini e alla rete di fissaggio del casco sono disponibili dispositivi di fissaggio aggiuntivi ad es. per lo snowboard.

Gli sci possono essere fissati allo zaino da scialpinismo lateralmente in modo classico o in senso diagonale. Completano lo zaino una tasca per le mappe e una per gli oggetti da avere a portata di mano.

Come in tutta la linea di zaini ORTOVOX sulla cinghia pettorale si trova il fischietto di emergenza, le cinghie di compressione laterali per ridurre il volume dello zaino qualora semi vuoto, un colore brillante dei tessuti interni che aiuta a visualizzare velocemente il contenuto, la rappresentazione grafica dei segnali di emergenza in caso di soccorso elitrasportato, la predisposizione per le sacca idrica e l’astuccio trasparente per l’EMERGENCY CARD, il cartellino idrofobo che, in caso di necessità, fornisce informazioni sull’infortunato affinché possa essere trattato in modo più veloce ed efficiente. 

Disponibile anche nella versione più corta di 7 cm. 30S per stature uomo-donna ridotte.

  • Sacco bivacco BIVY ULTRALIGHT

Sacco da bivacco leggerissimo e minimalista per 1 -2 persone

Un improvviso cambiamento delle condizioni atmosferiche, un evento imprevisto oppure una notte non pianificata in montagna: un sacco da bivacco ti protegge e non dovrebbe mai mancare in ogni equipaggiamento base di uno scalatore alpino.

Il sacco da bivacco BIVY ULTRALIGHT è l’ideale per tutti coloro che praticano responsabilmente la montagna ma prestano attenzione a ogni grammo: pesa appena 150 grammi e ha minime dimensioni di stivaggio.

Il BIVY ULTRALIGHT è indicato per una o due persone, protegge dal vento e, grazie al rivestimento PU, è anche anti acqua e anti macchia. Il rivestimento argentato all’interno riflette il calore ed isola il corpo.

Il piccolo sacco da bivacco sostituisce le classiche coperte termiche di emergenza usa e getta ed è pensato per durare a lungo. Un’azione ancora più responsabile nei confronti anche dell’ambiente.

Kit primo soccorso ROLL DOC MINI

Kit di primo soccorso leggero e ben strutturato per le gite di un giorno.

Il contenuto del kit è chiaramente suddiviso in due comparti. Dalla coperta termica alle bende e compresse di garza fino alla forbice: nel FIRST AID ROLL DOC MINI si trova l’equipaggiamento base per il primo soccorso.

Illustrazioni e diciture informano sul contenuto di ogni comparto e danno consigli su come assistere correttamente. Nel primo comparto si trovano anche il cartellino d’emergenza ORTOVOX, che fornisce agli operatori di primo soccorso le informazioni base per avvisare le persone di contatto in una situazione d’emergenza, per far scattare le chiamate d’emergenza e per avere dei dati sugli infortunati. Sul cartellino d’emergenza sono infatti segnati allergie, malattie, dati di contatto e dati personali.